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III FASE: CHINESI ATTIVA E CHINESI CONTRORESISTENZA

Il recupero della mobilità attiva è ottenuta progressivamente grazie alla realizzazione, molte volte al giorno, di tutti gli esercizi di mobilizzazione attiva assistita che abbiamo visto, e che non possono essere realizzati correttamente che a condizione che le mobilità articolari passive siano state recuperate, prima, totalmente. L’aiuto del bastone sarà progressivamente soppressa per tutti gli esercizi.

1°)    L’elevazione anteriore attiva completa,

in posizione eretta, sarà tanto più facile da recuperare, quanto gli esercizi di flessione attiva assistita saranno stati correttamente realizzati con il fisioterapista ed in autoriabilitazione. Il movimento di flessione attiva, senza il bastone, deve essere realizzato all’inizio, davanti uno specchio, e con l’aiuto del fisioterapista.

Come per la flessione attiva assistita, si ritrovano tre tappe successive: il busto dritto, le due mani, in pronazione,  polsi in flessione dorsale e gomiti in estensione, vanno a realizzare un abbassamento del moncone della spalla spingendo, con forza, un oggetto immaginario verso il basso; dopotutto mantenendo l’abbassamento attivo che permette il passaggio del trachite sotto la volta acromiale, il paziente fa un’elevazione attiva dei due arti superiori spingendo verso il basso, poi in avanti, un oggetto immaginario, come un carro mobile su una rampa verticale ad arco di cerchio; la discesa sarà controllata, gomiti in estensione, con abbassamento del moncone della spalla.

Il recupero dell’elevazione anteriore attiva può essere aiutata da esercizi semplici, che il paziente può fare a casa sua, come per esempio far salire progressivamente, il più alto possibile, le dita della mano dell’arto superiore malato, lungo un piano verticale, avvicinandosi il più possibile, fino al contatto, del piano verticale, ciò che induce un’elevazione anteriore completa.

 

2°)  La rotazione esterna attiva:

Sarà esercitata in abduzione mani dietro la nuca. Certi gesti della vita quotidiana, quali lavarsi i capelli o pettinarsi, aiuteranno il recupero della rotazione esterna attiva.

 

3°)  La rotazione interna attiva:

Sarà esercitata rispettando le differenti sequenze che permettono la realizzazione di un movimento corretto: stando il moncone della spalla abbassato e mantenuto l’asse verticale del corpo, il braccio è portato in estensione. La mano in pronazione oltrepassa l’asse mediano e risale lungo il lato opposto, poi il più alto possibile lungo il dorso.

 

4°)  Flessione attiva combinata con una rotazione esterna ed una rotazione interna (Figura 11a):

Questi movimenti combinati sono realizzati in maniera ritmata e rapida con un bastone di 30 centimetri di lunghezza.

11a

5°)  Rinforzo isometrico, gomito addotto, dei rotatori interni ed esterni (Figura 12a e 12b):

Il rinforzo in isometria del sottoscapolare (Figura 12a) e del sottospinoso (12b) prevengono l’atrofia muscolare indotta dall’immobilizzazione funzionale dell’arto superiore operato. Questi esercizi di rinforzo isometrico possono essere realizzati con il fisioterapista che domanda al paziente di spingere fortemente sulla sua mano messa alla faccia palmare o dorsale del polso, secondo i casi.

Essi possono essere realizzati alla stessa maniera, dal paziente solo, di cui la mano dell’arto superiore sano rimpiazzerà la mano del fisioterapista, mantenendo la pressione da cinque a dieci secondi.

12a

12b

 

6°)  Rinforzo degli stabilizzatori estrinseci: gran pettorale e gran dorsale:

* In piedi il rinforzo degli stabilizzatori estrinseci associata al rinforzo del deltoide è necessario per recuperare un’elevazione anteriore attiva completa.

Il rinforzo del gran pettorale e del gran dorsale possono essere realizzati in due modi: Inizio con un elastico di 1,20 m d 10 A 15 Kg di resistenza, secondo il morfotipo del paziente, che termina ad una o alle due estremità con una o due manopole (Figura 13a e 13b).

13a

13b

Partendo da una posizione con braccio in abduzione di 30°, il soggetto riporta l’arto superiore verso di lui, mantenendo il gomito esteso, ed abbassando il moncone della spalla.

Si deve conservare questa posizione cinque secondi e tornare alla posizione di partenza espirando. Il paziente farà questo esercizio, preferibilmente davanti uno specchio, sia nello studio del fisioterapista che farà alcune correzioni se sarà necessario, sia a casa propria quattro volte al giorno, dove realizzerà nel corso di ogni seduta, cinque o sei serie di dieci movimenti

 

* Seduto, sollevando da un piano duro da una spinta sulle braccia e ridiscendendo piegando i gomiti, restando con i piedi appoggiati al suolo o su un altro piano (Figura 13c, 13d, 13e, 13f).

13c

13d

13e

13f

 

 

 

 

7°)  Rinforzo del deltoide posteriore (Figura 14a):

Il paziente porta, contro resistenza, utilizzando un elastico, l’arto superiore alla coscia, gomito in estensione. Poi esso torna, espirando, alla posizione di riposo, braccio flesso a 45°,  gomito in estensione.

 

 

8°)  Rinforzo del deltoide anteriore, flessore (Figura 15a):

Il paziente deve proiettare, contro resistenza, utilizzando un elastico, la mano in avanti all’altezza della spalla, il gomito leggermente flesso. Questi esercizi per il deltoide possono essere realizzati, sotto la sorveglianza del fisioterapista due o tre volte la settimana, e dal paziente solo quattro volte al giorno, sotto la forma di cinque o sei serie di dieci movimenti.

15a

 

 

9°)  Rinforzo dei rotatori interni della spalla (16a):

Il rinforzo del sottoscapolare si fa contro resistenza  con un elastico di cui una delle estremità è fissata al muro  o alla maniglia di una porta, l’altra è tenuta dalla mano del paziente con l’intermediario della manopola. Questo movimento può essere realizzato sia sotto la sorveglianza del fisioterapista, sia a domicilio quattro volte al giorno, sotto la forma di cinque o sei serie di dieci movimenti.

16a

 

10°)  Rinforzo dei rotatori esterni della spalla (17a):

Il rinforzo del sottospinoso è fatto contro resistenza elastica come per il sottoscapolare.

17a

 

11°)  Rinforzo del gran dentato (Figura 18a):

Il gran dentato è un adduttore della scapola che si applica contro l’arcata costale. Il rinforzo del gran dentato si farà con un lavoro di pompe, tenute in statica, e sarà cominciato quando la mobilità attiva sarà recuperata totalmente.

18a

 

IV FASE: Rieducazione propriocettiva

Interviene alla fine della riabilitazione, quando la mobilità attiva è stata recuperata totalmente, dopo la fase di rinforzo. Si tratta di esercizi semplici realizzati con il fisioterapista: lavoro di stabilizzazione ritmata, braccio in orizzontale (Figura 19a), lanci di pallone medicinale (1kg) sempre più rapidi, sia in flessione all’orizzontale (19b), sia in abduzione-rotazione esterna (Figura 19c).

19a

 

19b

19c