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Ci siamo lasciati nel precedente articolo con la descrizione della fase 1 della riabilitazione della spalla. Oggi proseguiamo nel percorso di riabilitazione con la fase 2: Chinesi attiva-assistita (30° – 60° giorno)

Questi esercizi possono essere svolti quando l’ampiezza articolare passiva è recuperata totalmente. Essi devono essere sempre preceduti da un riscaldamento pendolare e da esercizi di mobilizzazione passiva precedentemente descritti. Tutti gli esercizi sono realizzati con l’aiuto di un bastone, di cui la lunghezza varia da 30 a 90 centimetri.

Tutti gli esercizi possono essere realizzati con il fisioterapista, il cui ruolo sarà di ricercare progressivamente un guadagno d’ampiezza e di correggere da eventuali attitudini compensatrici, o in autorieducazione, quattro volte al giorno, facendo due o tre serie di dieci movimenti.

Bisogna ricordare al paziente che la mobilizzazione della spalla comporta, da sola, una diminuzione dei dolori meccanici e notturni migliorando il trofismo dell’articolazione, alla condizione che questa “ginnastica a casa” sia correttamente e regolarmente realizzata.

1°)   La flessione attiva assistita,  paziente sdraiato (Figura 6a e 6b)

Il fisioterapista dovrà far capire al paziente che più egli spinge sul bastone, gomiti in estensione completa alla salita e soprattutto alla discesa, più la flessione attiva assistita sarà indolore e completa. La posizione a ginocchia flesse evita una iperlordosi della colonna lombare nel corso dell’esecuzione del movimento (fare 2 o 3 serie di movimenti).

6a

6b

 

2°)  La flessione attiva assistita,  paziente in piedi (Figura 7a e 7b)

Prima di verticalizzare il paziente, è possibile passare per una tappa intermedia e di esercitare la flessione attiva assistita in posizione seduta, il dorso appoggiato contro il muro, l’avambraccio e la mano posti su una tavola, gomito avanti alla spalla. Comunque fatto, il movimento di flessione attiva assistita si deve scomporre in cinque fasi successive per essere indolore ed efficace.

 

  • Il paziente abbassa attivamente il moncone della spalla spingendo il bastone verso il basso, mantenendo il busto molto dritto e non curvo in avanti, ciò che il paziente ha una tendenza naturale a fare.
  • Egli spinge con forza il bastone verso l’avanti e lo alza all’altezza della bocca. Questa posizione deve essere mantenuta qualche secondo duranti i quali il fisioterapista deve verificare che il moncone della spalla sia perfettamente abbassata. Se questo non è, sempre mantenendo il bastone alla stessa altezza, domanda al paziente d’abbassare il moncone della spalla con un movimento della scapola. E’ indispensabile che il paziente comprenda che la flessione attiva dell’arto superiore sarà incompleta e dolorosa se non riesce ad abbassare correttamente il moncone della spalla, poiché il trachite andrà a battere contro la faccia inferiore dell’acromion, oltre i 90° di flessione.
  • Poi il bastone, spinto dalle due mani del paziente, è portato completamente allo zenit da un movimento spostamento esterno della scapola. Questa elevazione anteriore attiva-assistita è guidata dal fisioterapista che deve, da una parte verificare il mantenimento della scapola in adduzione nel primo tempo del movimento, e d’altra parte aiutare l’arto superiore che sale.
  • Il ritorno segue le stesse tappe della salita: discesa del bastone fino all’altezza della bocca, mantenendo abbassato il moncone della spalla ed infine ritorno alla posizione di riposo.

7a

7b

 

3°)  Rotazione esterna attiva assistita, paziente in piedi (Figura 8a):

Essa continua il movimento di flessione attiva assistita in posizione eretta: il bastone è in un primo tempo posato sulla testa, gomiti posizionati il più possibile nel piano posteriore, poi è posizionato in un secondo tempo dietro la nuca. Il fisioterapista deve sorvegliare affinché il paziente non chini la testa in avanti e che i gomiti siano tirati indietro, perché l’esercizio sia efficace; esso deve essere fermato se provoca dolore.

8a

4°)  Estensione attiva assistita, paziente eretto (Figura 9a):

Il principale difetto da correggere durante la realizzazione di questo esercizio, come in tutti i movimenti di riabilitazione realizzati in piedi, è un posizionamento del paziente, busto inclinato avanti, a scopo antalgico.

9a

5°)  Rotazione interna attiva assistita, paziente eretto (Figura 10a e 10b):

E’ preferibile utilizzare un bastone più corto, di una trentina di centimetri.

Il fisioterapista deve mettere il paziente davanti uno specchio per correggere certe attitudini, quali il busto chinato in avanti e l’elevazione del moncone della spalla, che renderebbe il lavoro in autoriabilitazione inefficace. Questo esercizio di rieducazione può essere doloroso, specie dopo una riparazione chirurgica della cuffia dei rotatori o l’impianto di una protesi di spalla; la sua realizzazione deve essere corretta e regolare se il paziente vuole poter recuperare una rotazione interna mano al dorso “utile”; poter mettere senza difficoltà una camicia nei pantaloni, o allacciare un reggiseno.

10a

10b