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La prima fase della riabilitazione della spalla si chiama chinesi passiva. In questa fase il paziente deve tenere il tutore di spalla in abduzione giorno e notte. Questo primo periodo è volto a recuperare rapidamente o mantenere l’escursione articolare della spalla operata.

Consiste di una rieducazione fisiochinesiterapica con la quale il riabilitatore cerca di ampliare l’escursione articolare ed una autorieducazione con la quale il paziente, più volte nella giornata, fa degli esercizi per conservare l’ampliamento dell’escursione articolare ottenuto dal fisioterapista.

L’obiettivo è ottenere delle ampiezze articolari passive totali. La durata totale della prima fase varia dalle 3 alle 4 settimane.

1°)  Esercizio  pendolare (1a):

Inizia il giorno dopo l’intervento; il paziente si piega  con il tronco a 90°e gira l’arto superiore completamente decontratto ora in un senso, ora nell’altro con un peso di 1,5 Kg.  fissato alla mano o al polso.  Prevede 30 giri in un senso e 30 giri nell’altro e deve essere fatto più volte durante il giorno ma anche di notte in caso di dolore.

1a

 

2°)  Flessione passiva:

E’ sempre realizzato dopo un riscaldamento di esercizi pendolari. Il paziente è in decubito dorsale preferibilmente a ginocchia flesse per evitare l’iperlordosi lombare durante l’esecuzione dell’esercizio. Nel movimento di flessione passiva, la mano del lato sano deve condurre la mano del lato malato in dietro, con un effettori trazione.

Quando l’esercizio è realizzato con il fisioterapista (2a), il ruolo del rieducatore sarà quello di realizzare il movimento di trazione e di guadagnare in ampiezza cercando, progressivamente, con la ripetizione dell’esercizio, di far toccare il piano della tavola con la mano (2b).

La mobilizzazione passiva in flessione sarà più facile ed indolore se il fisioterapista avrà ottenuto un completo rilassamento del paziente in espirazione. La flessione passiva completa non sarà ricercata in un solo movimento forzato, ma al contrario con una serie di movimenti ripetuti, progressivi andando oltre il primo dolore.

La mobilizzazione passiva in flessione può essere effettuata dal paziente che deve pensare a fare un’espirazione completa, bocca aperta, quando cerca di toccare il piano del letto (2c). Il ritorno deve essere effettuato attivamente, cercando di mantenere la trazione sulla spalla e l’adduzione della scapola (2d).

Perchè il movimento di ritorno sia indolore è essenziale che il gomito sia esteso e che la mano del lato malato lotti attivamente e con forza contro la mano del lato sano (2e). Il paziente farà 2 o 3 serie di 10 movimenti 4 volte al giorno.

2a

2b

2e

2d

 

2c

 

 

3°)   Rotazione esterna passiva a paziente supino:

La rotazione esterna RE1, braccio addotto, ma con leggera abduzione potrà essere eseguito dal fisioterapista, che farà prima una trazione-distacco del braccio prima di girare progressivamente l’avambraccio verso l’esterno (3a).

Il paziente potrà lavorare da solo la rotazione esterna passiva RE1, gomiti flessi a 90° ma aderenti al corpo, un bastone nelle mani, con una spinta del bastone dall’arto sano (3b).  La rotazione esterna passiva combinata RE2 e RE3 corrisponde alla posizione della “siesta” con le due mani dietro la nuca (3c).

Il chinesiterapista esercita una pressione dolce sui due gomiti perchè essi tocchino il piano del letto. Questo esercizio può essere realizzato dal paziente solo: la mano del lato sano afferra la mano del lato malato per metterla dietro la nuca, poi va a spingere progressivamente, in dietro, il gomito del lato malato fino a toccare il piano del letto. Il paziente farà due o tre serie di dieci movimenti, quattro volte al giorno.

3a

3b

 

3c

 

4°)   La rotazione interna passiva, mano dietro il dorso, paziente in piedi:

Essa può essere esercitata con il terapista che fa salire progressivamente la mano lungo la colonna vertebrale (4a). Egli deve sorvegliare affinchè il paziente non cerchi di “barare” inclinando il busto in avanti, ruotando le spalle ed alzando il moncone della spalla.

Il paziente potrà lavorare, da solo, la rotazione interna passiva: la mano dell’arto sano tiene la mano dell’arto malato e gli fa fare un movimento progressivo d’ascensione lungo la colonna vertebrale (4b). Il paziente farà due o tre serie di esercizi di dieci movimenti, quattro volte al giorno.

4b

4a

 

 

 

 

 

 

 

 

 

5°)  Il “Pomping” della spalla:

Si tratta di un esercizio semplice, antalgico e soprattutto rilassante. Il fisioterapista realizza dei movimenti ripetuti di vibrazione dell’arto superiore malato, sempre esercitando una trazione continua lungo l’asse dell’arto, il più disteso possibile (5a).

 

 

5a